ARTICOLO
Il disegno a terra
Un pavimento che intreccia materiali, epoche e funzioni
Il pavimento come progetto: tra memoria, materia e disegno
In questo progetto il pavimento non è stato una semplice scelta di finitura, ma il vero punto di partenza.
Un elemento capace di unire memoria personale, ricerca materica e disegno dello spazio.
Tutto nasce da un materiale già esistente: un parquet in rovere massello con oltre 100 anni di storia.
Non un legno qualsiasi, ma un legno carico di valore affettivo — apparteneva a mio nonno.
Quando il materiale non basta:
nasce il progetto
Per questo progetto sono partita da un legno di recupero, con più di 100 anni di storia, un rovere massello che apparteneva a mio nonno. Un materiale carico di storia e significato, che porta con sé il tempo e la memoria di un altro spazio. Le doghe, di dimensioni 60 x 3,5 cm, sono più piccole rispetto agli standard contemporanei. Una “spina minuta”, che restituisce una percezione più densa e materica della superficie. Il rovere massello, proprio per la sua natura, è un materiale nobile: può essere levigato più volte, e questo lo rende ideale per un pavimento che presentava spessori irregolari e differenti tra loro. Attraverso la levigatura, le superfici sono state uniformate, riportando il legno a una nuova continuità senza cancellarne le tracce del tempo.
Il legno disponibile, però, non era sufficiente a coprire tutta la superficie dell’ufficio.
E qui entra in gioco quella che per me è una parte fondamentale del progetto: trasformare un limite in un’opportunità.
La soluzione è stata affiancare al legno un secondo materiale, capace di dialogare con esso senza imitarlo.
Ho scelto delle piastrelle in cotto smaltato fiorentino verde acqua di Pecchioli Firenze: un prodotto artigianale, vivo, con leggere variazioni che lo rendono perfetto accanto a un legno antico.
I “tappeti” come disegno dello spazio
In questo studio professionale il bagno, semplicemente, non esisteva. È stato progettato da zero, ricavando uno spazio estremamente compatto ma completamente funzionale.
Proprio a causa delle sue dimensioni ridotte, il progetto ha seguito una logica chiara e decisa: trasformare il limite dimensionale in identità.
La scelta più forte è stata quella di rivestire tutte le pareti e il soffitto con una carta da parati a tema giapponese, creando un effetto “scatola” avvolgente. Anche in questo caso, la carta da parati diventa uno strumento progettuale: il paesaggio continuo elimina le interruzioni visive e genera un’illusione di profondità, facendo percepire lo spazio come più ampio e coerente. Nei bagni piccoli, evitare frammentazioni e soluzioni timide è spesso la strategia più efficace.
L’illuminazione gioca un ruolo fondamentale nella percezione dell’ambiente. Le applique vintage in vetro firmate A. Lupi diffondono una luce morbida e avvolgente, valorizzando i materiali e accompagnando il disegno complessivo senza sovrastarlo.
Un bagno poco visibile, ma non per questo secondario: anche qui, la cura dei dettagli diventa parte integrante del progetto, contribuendo a definire l’identità dello studio e la qualità dell’esperienza quotidiana.
Disegno e posa: la parte invisibile del progetto
La complessità maggiore non è stata nella scelta dei materiali, ma nella loro posa.
Il processo è stato estremamente preciso:
- verifica delle quantità disponibili
- disegno dello schema di posa
- posa del legno (a colla, a differenza delle vecchie strutture a magatelli)
- inserimento delle piastrelle
- levigatura
- finitura
Un aspetto fondamentale di questo intervento è stato il processo di posa.
La scelta è stata quella di posare il legno con tecnica a colla, evitando il sistema tradizionale a magatelli, che prevedeva una struttura sottostante in legno e lasciava spazi vuoti.
Qui, invece, la posa è stata progettata con grande attenzione alla continuità e alla precisione.
Il lavoro è iniziato con la posa del perimetro in legno (il cosiddetto bindello), seguito dall’inserimento delle piastrelle all’interno. Questa sequenza ha richiesto un livello altissimo di precisione: ogni elemento doveva combaciare perfettamente con gli altri.
La scelta della finitura semilucida è stata determinante: in dialogo con la superficie lucida delle piastrelle, crea una continuità visiva e materica che rafforza l’unità del pavimento.
In questo momento storico, in cui spesso si predilige il legno opaco, quasi grezzo, questa scelta si muove in una direzione diversa: non segue una moda, ma nasce da una relazione tra materiali e contesto.
Un ultimo elemento, apparentemente minimo ma in realtà molto significativo, è l’assenza di profili metallici tra legno e cotto.
Questa scelta richiede una grande precisione esecutiva, ma permette di mantenere una continuità visiva tra i materiali. Nessuna interruzione, nessun elemento di disturbo: solo il passaggio diretto tra due superfici diverse.
È in questi dettagli che il progetto prende forma, diventando qualcosa di più di una semplice soluzione tecnica: diventa un gesto architettonico.
Un pavimento che racconta
Questo pavimento è fatto di incastri: di materiali, di epoche, di funzioni.
È un sistema che unisce memoria personale e linguaggio contemporaneo, artigianalità e precisione tecnica.
E soprattutto dimostra una cosa: il pavimento non è mai solo uno sfondo, ma può diventare il vero protagonista dello spazio.