ARTICOLO

Materia e Progetto

Tre cucine non convenzionali

Materia e progetto:

Nel progetto di una cucina, il materiale non è mai una semplice scelta tecnica: è racconto, gesto, identità.
Ferro, ottone e marmo sono materiali non convenzionali per questo ambiente, spesso percepiti come complessi. Eppure, se governati con consapevolezza, diventano strumenti progettuali potenti.
Il mio lavoro nasce proprio da questo equilibrio: funzionalità ed estetica che dialogano senza compromessi, dove il “bello” non è un’aggiunta, ma parte integrante dell’esperienza dello spazio.
In tre progetti diversi, ma uniti da una stessa visione, la materia diventa linguaggio progettuale.

Tre cucine, tre caratteri, un unico filo conduttore: la materia come anima del progetto.

La cucina in ferro

Materia viva, segnata dal fuoco

Nel progetto della cucina in ferro, il processo artigianale è parte integrante del risultato finale.

Le ante, inizialmente montate grezze dal cuciniere, sono state successivamente affidate al fabbro, che le ha rivestite una ad una con lastre di ferro.
Ogni superficie è unica e irripetibile, selezionata consapevolmente insieme al committente in base a texture, cromie e segni lasciati dalla lavorazione.
Osservando le ante si colgono vere e proprie colature e sbavature materiche: tracce evidenti dell’azione diretta della fiammata sul ferro. Non un difetto, ma un’impronta dichiarata, autentica. Il gesto del fuoco resta visibile, raccontando il carattere profondo del materiale.
La scelta di non applicare un fissativo finale, sostituito da una cera protettiva, permette al ferro di mantenere intatta la sua profondità e luminosità naturale, senza alterarne la percezione tattile e visiva.

Il top in acciaio spazzolato dialoga con il carattere freddo e industriale del ferro, rafforzando l’idea di una cucina essenziale, decisa, quasi scultorea.

Anche l’eliminazione del paraschizzi tradizionale segue la stessa logica: una verniciatura a smalto resistente all’acqua e facilmente pulibile, nello stesso colore delle pareti, rende questa zona volutamente invisibile, lasciando che sia la materia a parlare.

L’illuminazione è affidata a due punti luce tondi in bronzo brunito, oggetti vintage acquistati in un mercatino vintage: presenze discrete ma cariche di personalità.
Come una diva consapevole della propria presenza scenica, questa cucina gioca con luci e ombre, seduce senza bisogno di ornamenti, imponendosi con eleganza e una forza silenziosa.

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La cucina in ottone

Il tempo come progetto

Di tutt’altra natura, ma altrettanto intensa, è la cucina in ottone.
Anche qui le ante sono state fornite grezze e successivamente rivestite, ma il risultato finale è affidato a un materiale vivo, in continua trasformazione.
A differenza del ferro, l’ottone ossida, si patina, si addolcisce. Non resta mai uguale a se stesso, e proprio questa evoluzione era parte integrante del desiderio della Cliente. I toni attuali, luminosi e caldi, sono destinati a mutare nel tempo, spegnendosi leggermente e acquisendo sfumature più profonde e vissute. Il progetto accoglie il cambiamento come valore, non come limite.

Il top, l’alzata e la sottile mensolina sono in marmo travertino color noce tagliato in falda come anche la vasca del lavello: una scelta quasi inevitabile, perché l’acciaio, in questo contesto, avrebbe interrotto l’equilibrio delicato tra materia e colore.

Rubinetti e maniglie, su mio disegno, in ottone sulle ante della dispensa laterale completano il progetto, creando una continuità visiva raffinata e coerente.
Una cucina in ottone non è una scelta comune: è una dichiarazione di stile, fuori dal tempo, pensata per chi desidera un progetto che non segue le mode, ma costruisce identità.

L’illuminazione è affidata al binario Micro di Flos, essenziale e preciso, che accompagna la materia senza sovrastarla.

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La cucina in marmo

La pietra come scenografia

Questa cucina nasce attorno a un materiale protagonista:

il marmo Breccia di Capraia.


Utilizzato sul top dell’isola, sui fianchi laterali, sul paraschizzi e sulla mensolina, il marmo diventa un vero e proprio elemento architettonico, capace di definire lo spazio con forza e raffinatezza.
La Breccia di Capraia è un pregiato marmo italiano di origine toscana, caratterizzato da un fondo chiaro, tra l’avorio e il crema, attraversato da venature policrome che spaziano dal verde al viola, dal grigio/blu al rosa. Ogni lastra è un paesaggio naturale, unico e irripetibile, capace di catturare lo sguardo senza risultare eccessivo.

 

Per bilanciare la ricchezza visiva del marmo, il resto della cucina è stato realizzato in laccato blu profondo. Una scelta cromatica netta, che fa da contrappunto alla materia lapidea e ne esalta le venature, creando un dialogo elegante tra colore e pietra.

L’isola centrale, monolitica e scultorea, diventa il fulcro dello spazio: non solo piano di lavoro, ma elemento narrativo, presenza scenica.

 

L’illuminazione contribuisce a rafforzare questa atmosfera: le “Candele di Vals” di Viabizzuno sospese sulla penisola introducono una luce calda e verticale, quasi rituale, mentre una strip luminosa, ma invisibile,  nascosta sotto la mensola valorizza il marmo e ne accompagna le venature.

 

In questa cucina il marmo non è un semplice rivestimento, ma un gesto progettuale deciso: una materia antica reinterpretata in chiave contemporanea, capace di unire funzione, estetica e identità.

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Considerazioni finali

La materia come firma

Tre cucine, tre materiali non convenzionali, tre modi diversi di abitare lo spazio.
Ferro, ottone e marmo dimostrano come la materia, se scelta e progettata con consapevolezza, possa diventare il cuore pulsante del progetto.

 

Al di là delle differenze formali e materiche, ciò che accomuna queste cucine è una visione precisa: la ricerca di un equilibrio costante tra funzione e bellezza, dove ogni scelta è pensata per durare nel tempo, evolvere e raccontare una storia.
È qui che la materia smette di essere superficie e diventa linguaggio.
Ed è qui che, per me, nasce l’architettura.

 

Da mettere maggiormente in risalto che questi progetti e queste scelte materiche non minano mai la funzionalità che una cucina deve avere. 

 

Aver scelto di non mettere pensili non significa sacrificare spazio, significa progettare in maniera differente pur sempre in equilibrio tra forma e sostanza, tra bellezza e funzionalità.

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